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Detergenti e ambiente: incompatibilità infinita

Quando negli anni Sessanta ci si rese conto che, al largo di alcune delle coste più densamente popolate e antropizzate del mondo, mari e oceani cominciavano a morire soffocati dall'eutrofizzazione non ci volle molto a correlare il fenomeno con alte concentrazioni di fosfati. Era l'eccesso di fosforo e azoto la molla che faceva scattare la fioritura abnorme di alghe microscopiche prima e quindi, letteralmente, la morte per soffocamento di migliaia di chilometri quadrati di fondale marino divenuti inospitali per qualsiasi forma di vita. Quali erano le fonti di questa letale forma di inquinamento marino?

Che l'origine di fosfati e nitrati (quindi composti contenenti rispettivamente fosforo e azoto) fosse umana fu immediatamente chiaro. In particolare fu semplice correlare l'eutrofizzazione ai fertilizzanti impiegati nel settore agricolo (per quanto riguarda l'azoto) e ai detergenti di varia natura che quotidianamente prendono la via degli scarichi domestici e industriali (per quanto riguarda i fosfati).

Da allora il mondo dei produttori di detergenti venne regolato, anzi, spesso si autoregolò, nel limitare se non eliminare l'uso dei fosfati nei più comuni prodotti.

Indubbiamente fu un passo avanti che, indipendentemente dall'effettiva efficacia sulla limitazione delle zone morte, ha eliminato (o comunque fortemente limitato) un inquinante da alcuni dei prodotti maggiormente consumati quotidianamente nelle nostre case. Quindi possiamo definire detersivi e detergenti finalmente ecocompatibili? No, non possiamo. Prendiamo ad esempio la composizione di un classico detersivo da bucato. Ci si trova di fronte a un elenco più o meno lungo che farebbe rizzare le squame a un qualunque cavedano.

Qualche esempio di sostanze dannose contenute nei detersivi?

L'EDTA (EtilDiamminoTerAcetato) è quello che i chimici chiamano un "chelante", ossia una molecola in grado di "intrappolare" metalli rendendoli solubili: nei detersivi serve a ridurre la durezza dell'acqua, disperso nell'ambiente facilita la penetrazione nella catena alimentare di metalli pesanti; che dire del perborato di sodio, molecola "sbiancante" sul bucato e deleteria per gli ecosistemi fluviali e marini perché introduce nell'ambiente il boro, elemento estremamente tossico; per non parlare dei tensioattivi, i saponi, l'ingrediente pulente dei detersivi, quel quid chimico che li ha resi così straordinariamente utili: ebbene, sono forse la componente più dannosa in quanto, anche in piccole quantità, agiscono sulla superficie dell'acqua rendendola meno permeabile all'ossigeno e contemporaneamente rendono i pesci più sensibili all'inquinamento chimico.

C'è di che riflettere la prossima volta che osserviamo l'acqua schiumosa che sparisce nello scarico del lavatoio, non è vero?

Tanto per cominciare questa breve sintesi del peccato ecologico che si annida nei detersivi potrebbe spingervi a riconsiderare i vostri acquisti: meglio dotarvi di detersivi ecologici che, anche se lungi dall'essere perfetti, vengono meglio tollerati e smaltiti dall'ambiente (per esempio utilizzano tensioattivi biodegradabili che spariscono in tempi ragionevoli dall'ecosistema oppure il percarbonato di sodio al posto del perborato o il citrato molto meno tossico di EDTA e fosfati…). Ma la regola più importante di tutte, ricordando che tutti i tipi di detergenti contengono tensioattivi e altre componenti "eco-insostenibili", è sempre il vecchio adagio: "usateli con parsimonia".

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